Tirocini, stage e piccoli contributi con Giovanisì. Lettera aperta alla Regione Toscana

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta indirizzata alla Regione Toscana.

Progetto Giovani… No? È partito in pompa magna e con tanto di manifesti il Progetto GiovaniSì della Regione Toscana, che prevede aiuti agli under 30 sottoforma di incentivi all’imprenditoria, contributi all’affitto, tentativi di favorire l’ingresso al mondo del lavoro, stage retribuiti.  Ed è proprio di questi ultimi che andremo a parlare.
L’obiettivo del progetto è nobile: limitare o, comunque attenuare, l’estremo sfruttamento a cui di fatto vanno incontro i tirocinanti post-diploma o post-laurea, fino ad oggi chiamati a lavorare, quasi sempre gratis, con poca formazione e scarsa possibilità reale di inserimento. Con la Legge Regionale n. 3 del gennaio 2012, è stato introdotto l’obbligo della retribuzione minima per i tirocini extracurriculari, ovvero quelli che non rientrano nel piano di studi della scuola (si pensi agli istituti professionali) o dell’Università. Si tratta di 500 euro minimi (lordi) dei quali l’azienda deve mettere di tasca propria minimo 200 euro, mentre i restanti 300 possono essere chiesti in rimborso alla Regione. Ed è qui che viene il dubbio: non sarà che alcuni enti e aziende penseranno di poter “scroccare” il contributo regionale per assoldare schiavetti, pardon, tirocinanti, che con 500 euro al mese (ma solo 200 mesi dall’azienda!) si troveranno a fare il lavoro che dovrebbe spettare a dei dipendenti (retribuiti come tali)? Dando un’occhiata fugace al database di Giovanisì, dove sono registrate le aziende aderenti all’iniziativa, ogni dubbio tende a svanire e appare la certezza che sia proprio così. Accanto ad alcune offerte “serie”, e a molte che quantomeno si mantengono sul vago, appaiono annunci davvero dubbi del tipo: Baracca Srl (sede operativa Via Baracca, Firenze) offre un  tirocinio con mansione pizzaiolo; e difatti, cliccando per approfondire, si scopre che si tratta del Runnerpizza. Oppure la Compagnia Italiana Alberghi, sempre a Firenze, offre front office/back office – facchinaggio/pulizie.
Questo per fare qualche esempio su Firenze, ma chissà cosa può venir fuori andando a vedere tutte le offerte della regione nello specifico.
Francamente, con tutta la fantasia possibile, risulta difficile pensare a quale attività formativa si vada incontro ad occuparsi per “un minimo di 2 mesi, un massimo di 6” (come da regolamento) di pizze o pavimenti da lavare.  E’ vero che il progetto non è diretto solamente a laureati, nè solo per formare a lavori intellettuali, ma sembra ridicolo che per insegnare a qualcuno a trasportare pesi o a fare pizze debba servire un periodo di tirocinio – che guarda caso costa assai meno di un apprendistato, e soprattutto è in parte foraggiato con i soldi pubblici.
Hanno un gran sottolineare, nel regolamento, che
“1) Il tirocinio non può essere utilizzato per attività per le quali non sia necessario un periodo formativo;
2) I tirocinanti non possono sostituire i contratti a termine, per sostituire il personale dell’azienda nei periodi di malattia, maternità o ferie o per ricoprire ruoli necessari all’organizzazione aziendale;
3) I tirocinanti non possono essere utilizzati per funzioni che non rispettino gli obiettivi formativi del tirocinio stesso”
Appare scontato che tutte queste belle regole verranno in molti casi disattese. Ma per lo meno la maggior parte delle realtà convenzionate ha la decenza di non sbatterlo direttamente sul sito. Cosa che fra l’altro fa sorgere il dubbio: il personale della Regione che gestisce la cosa, e che aggiorna il database, si disinteressa e non è a conoscenza di quel che viene scritto, oppure considera del tutto normale  la cosa? Ovvero, è soltanto secondo noi che è sbagliato sfruttare i soldi pubblici, di tutti, per assumere di fatto bassa manovalanza a due lire?
Evidentemente invece dev’essere una cosa normale, anzi buona, se fa la sua figura nel sito del progetto per aiutare i giovani.

Lettera firmata