Teatrodante Monni. Tra essere e sembrare: Veronica Pivetti straordinaria Viktor und Viktoria

CAMPI BISENZIO – E’ il 1930 nella Berlino sfavillante di spettacoli che si sta avviando sull’orlo di una pericolosa decandenza culturale, due attori squattrinati e affamati, senza un marco e senza una scrittura si incontrano casualmente: Susanne Weber arriva dalla provincia e Vito Esposito è attore napoletano. Per trovare una scrittura Vito convince Susanne a debuttare con “en travesti”. Siamo nella Repubblica di Weimar, dove si intrecciano desideri e travestimenti, in una pirandellina composizione di essere e sembrare, tra il gioco di luci ed ombre negli ambienti teatrali furoreggia Viktor Viktoria ambiguo cantante uomo che finge di essere una donna per poi mostrare la sua mascolinità al pubblico in teatro. Susanne nei panni di Viktor und Viktoria diventa il divo del momento fino a quando non incontra il conte Frederick Von Stein. E’ l’inizio dei guai per Susanne come per l’Europa che sta precipitosamente scivolando verso uno dei periodi storici più bui. Questa la trama dello spettacolo che vede in scena una strepitosa Veronica Pivetti in un crescendo di esilarante qui pro quo, travestimenti, canzoni e passione, accompagnata da altri strepitosi attori come Giorgio Borghetti, Yari Gugliucci, Sergio Mancinelli, Roberta Cartocci, Nicola Sorrenti. Lo spettacolo ha aperto ieri 9 novembre la stagione del Teatrodante Carlo Monni, registrando il tutto esaurito come ha annunciato il direttore del teatro, Andrea Bruno Savelli prima dell’inizio dello spettacolo chiedendo scusa per voler mostrare con un selfie il teatro al completo. 

Lo spettacolo in perfetto equilibrio tra la commedia e il dramma (europeo) che si sta consumando, si rifà al film tedesco del 1933 “Viktor und Viktoria” di Reinhold Schunzel e affronta in modo leggero, ma non superficiale, il tema dell’appartenenza ad un genere. Perfetto nella cura del dettaglio, del particolare, la regia di Emanuela Gamba sfiora con delicatezza tematiche stringenti mostrando l’eterno dilemma tra apparire ed essere, mostrarsi come si è e poter continuare ad essere quello che si vuole in una società distratta e poco interessata a pensare al domani. Non mancano riferimenti all’attualità (come il meccanismo esclusivista dei social). La storia cammina sul binario del musical e della commedia accompagnata dalla inconscia consapevolezza (non a caso ci sono riferimenti a Freud) di quanto sta avvenendo. Ed è Gerhardt (personaggio inventato) che ci conduce con il passo dell’oca sul burrone del confitto mondiale.

Due ore intense e strepitose, coinvolgenti e disarmanti giocate senza trascurare gli immancabili doppi sensi che una situazione del genere può creare, la drammaticità della situazione, e la riflessione su quanto può accadere di nuovo. Da non perdere, da vedere e rivedere.