Scoperta dai Carabinieri una vasta attività di spaccio nella provincia fiorentina

SESTO FIORENTINO – Cinque provvedimenti cautelari, emessi dal Gip del Tribunale di Firenze, tre in carcere e due all’obbligo di dimora, sono stati eseguiti stamani dai Carabinieri della Compagnia di Borgo San Lorenzo, con la collaborazione dei colleghi del Comando Provinciale di Firenze. L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Firenze, ha consentito infatti di fare luce su due distinte attività di spaccio nell’hinterland del capoluogo toscano. Quattro destinatari del provvedimento sono di nazionalità albanese e uno italiano e all’operazione hanno partecipato una trentina di Carabinieri del Comando Provinciale di Firenze e due unità cinofile antidroga, impegnati anche in perquisizioni personali e domiciliari degli indagati sottoposti a misura.

L’indagine è stata avviata a seguito delle dichiarazioni di un consumatore di cocaina, sentito dai Carabinieri impegnati in un altro filone d’indagine conclusosi nel maggio 2017, con la scoperta di un’attività illecita di carattere internazionale. A seguito delle informazioni ricevute, con la disponibilità di una singola utenza telefonica intestata a terzi, i Carabinieri hanno ricostruito i traffici di Leonardo Gargini e Elidon Marticanaj, entrambi 25enni, residenti a Sesto Fiorentino, utilizzatori effettivi della scheda Sim. Lo sviluppo delle indagini ha presentato diverse difficoltà in quanto non si è mai fatto esplicito riferimento alla droga né tantomeno sono stati rinvenuti quantitativi di sostanze illegali. Gli inquirenti però, quando hanno ascoltato frasi del tipo “Ma la ragazza, cosa hai fatto? Ti è piaciuta? Sì, buonissima” oppure “Ne voglio tre, uno in regalo; son 250 questi” hanno potuto intuire l’oggetto delle conversazioni.

I due, infatti, avevano messo su un’ingente attività di spaccio in grado di rifornire diversi consumatori di Sesto Fiorentino e di Calenzano. Anche lo strumento di lavoro utilizzato, il “telefono dello spaccio”, non poteva che essere in comune, utilizzato a seconda delle necessità del momento. Una sorta di “brand” conosciuto dagli assuntori in cerca di sostanze stupefacenti di qualità: sono state duecento le dosi cedute in soli quindici giorni. Nel provvedimento  cautelare notificato stamani è di particolare rilievo il passaggio che descrive l’interessamento per nuovi e sempre più consistenti approvvigionamenti di cocaina.

Acclarato da parte dei Carabinieri lo smercio al minuto a opera delle due persone, gli investigatori hanno fatto luce sui canali di approvvigionamento disponibili. Due le figure emerse: si tratta di due albanesi, anch’essi destinatari di provvedimento cautelare in carcere, un 40enne, attualmente irreperibile, e il 33enne Elvis Vulashi. A opera del primo sono state documentate due consegne, entrambe di cinquanta grammi di cocaina. Il suo arresto a Bologna, nel dicembre 2016, non si è rivelato dannoso per i due, che hanno individuato in Elvis Vulashi  il loro nuovo fornitore, dal quale acquistare cocaina di purissima qualità “tutta a cristalli” e a prezzi vantaggiosi: “un etto m’ha dato; giuro; perché me l’ha fatto a 45; bono”. L’attività illecita di quest’ultimo non era minimamente ostacolata dal fatto di essere sottoposto agli arresti domiciliari per altra causa, visto che proprio all’interno del suo appartamento venivano effettuate le cessioni, anche con la formula “soddisfatti o rimborsati” nel caso di prodotto non rispondente ai canoni desiderati. Proprio in occasione della restituzione al loro fornitore di una consegna non conforme, i due soci sono stati costretti a disfarsi del “prezioso” carico (circa 100 grammi di cocaina) temendo di poter essere bloccati dai Carabinieri. Per poi lanciarsi in una precipitosa fuga, incuranti del traffico e imboccando diverse strade controsenso pur di fuggire.

Le indagini hanno consentito di scoprire un ulteriore traffico illecito di sostanze stupefacenti a Sesto Fiorentino a opera di altri due indagati. Si tratta di Edmond Busukja (36 anni), in contatto con uno degli arrestate nel corso dell’operazione conclusa a maggio 2017, e di suo padre Jak Busukja, 68 anni. Quest’ultimo ha seguito le direttive del figlio, occupandosi delle consegne ai vari clienti a vantaggio “dell’impresa familiare”. I riscontri acquisiti sono stati sufficienti per contestare loro i reati di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. I due sono stati sottoposti all’obbligo di dimora nel Comune di residenza.