Prima di “Sestograd” c’era il “Comune Socialista”: storia di Ernesto Ragionieri

SESTO FIORENTINO – Ernesto Ragionieri chi? Ernesto Ragionieri…. Ah sì, deve essere quello della biblioteca. Se un sestese vi dice così è già tanto. Se non ci fosse la biblioteca a lui intitolata infatti, pochi ricorderebbero addirittura il nome. Eppure è stato uno storico e intellettuale politico di rilevanza nazionale; per Sesto, una persona fondamentale perché autore di uno dei primi libri sulla storia della città – di sicuro il testo più autorevole e importante. Ma andiamo per ordine. Ernesto Ragionieri nacque a Sesto Fiorentino il 10 giugno 1926, dalla stirpe dei Ragionieri farmacisti (la farmacia in piazza Ginori), una famiglia agiata e di stampo piccolo borghese, per quanto la mamma, Gisa Biondi, fosse parente lontana del primo sindaco socialista di Sesto, Pilade Biondi. Fu all’università, nell’immediato dopoguerra, che Ragionieri si rivelò già con la tesi di laurea un intellettuale di sinistra in contrapposizione con i professori che ancora dominavano gli studi umanistici dell’epoca – Benedetto Croce in primis. Era una contestazione del vecchio ma anche di un certo percorso politico: Ragionieri fece parte di quegli storici e umanisti che, sebbene cresciuti sotto il fascismo, divennero vicini al pensiero marxista e al Partito comunista italiano (PCI).

Nel 1951 Ragionieri fu candidato come indipendente e poi eletto nelle liste del PCI per il Consiglio comunale di Firenze di cui rimase a far parte fino al 1970. Nel frattempo si sposò con Pina Sergi, anche lei studiosa e intellettuale fiorentina, anche se si è sempre principalmente occupata di storia dell’arte (è morta il mese scorso a 93 anni); dalla loro unione sono nati i tre figli Maria Giovanna, Rodolfo e Delia.

Un a volta iscritto al PCI, Ernresto vi rimase fino alla morte, divenendo dal 1963 addirittura membro del Comitato centrale. Dagli anni ’50 insegnò all’Università di Firenze e tenne seminari anche sulla storia recente, gettando uno sguardo nuovo sugli avvenimenti che lo avevano di poco preceduto. Scrisse una gran quantità di opere, perlopiù sulla storia del socialismo, fino alla sua morte improvvisa nel giugno del 1975, a soli 49 anni. L’opera di cui la nostra città è debitrice è del 1953: “Storia di un comune socialista. Sesto Fiorentino” è un’opera che ripercorre la storia della cittadina dall’Ottocento al dopoguerra. Un’opera che per l’analisi storica va oltre al semplice racconto delle vicende di una città (già di lunga tradizione socialista): per la prima volta lo sguardo è verso le classi popolari, la loro composizione, il loro grado di alfabetizzazione… Nel libro si trova sì il marchese Ginori, ma non fa una bella figura; ci sono i vari Giuseppe Pescetti, Pilade Biondi e Annibale Frilli, ma non è un libro che fa l’elogio degli eroi socialisti di fine ‘800, come non fa il romanzo della Resistenza. È un libro che riprende i documenti di vario tipo all’epoca disponibili – l’elenco dei dipendenti delle varie fabbriche, i contratti con le paghe da fame dei braccianti e delle trecciaiole, l’elenco dei costi dei generi alimentari, i quotidiani che facevano cronaca di provincia – per rifare la storia di quello che doveva essere il paese vissuto dalla gente comune, senza tanta poesia e molta voglia di migliorare delle condizioni di vita talvolta inaccettabili. È un libro che, riprendendo i fatti – spiega senza dirlo esplicitamente come e perché si sono mosse le classi popolari, si sono associate, e magari hanno dato vita – non certo solo a Sesto – alla “Sinistra”.

Servirebbe forse uno studio altrettanto accurato della condizione degli attuali lavoratori – o peggio non lavoratori del giorno d’oggi, e di cosa sia rimasta della “zona rossa” che dall’Ottocento passando per Sestograd sembrava dovesse continuare a durare per sempre. Ma questo è oggi, non ieri; per Sesto Fiorentino, un’altra storia.

Francesca Gambacciani

Nelle foto: Ernesto Ragionieri, nel pannello della biblioteca cittadina a lui dedicata; una immagine di proprietà di Stefano Fiorelli con Ernesto Ragionieri che parla alla saletta “5 maggio”.