Peter, viaggio in Italia alla ricerca del padre

CALENZANO – Si dice spesso “la mia vita potrebbe essere raccontata in un romanzo” quando si vuole sottolineare l’originalità degli eventi, per Peter Arnold, inglese, questa potrebbe essere la realtà. La sua storia familiare è avvincente, di quelle che stimolano la fantasia. Peter Arnold è appunto, inglese, nato nella “nella frazione di Prestwick, Northumberland”, ma le sue origini sono, in parte, italiane, anzi toscane, o meglio sono della Piana Fiorentina. Il problema è che Peter non conosce il padre. Nei giorni scorsi è stato ospite di una famiglia di Calenzano proprio per iniziare la sua ricerca familiare. Peter all’età di 75 anni ha scoperto di non essere il figlio di quello che credeva suo padre, ma di avere un padre fiorentino. La convinzione di avere un padre italiano deriva da test del Dna al quale Peter si è sottoposto dopo la morte della madre.

Ma partiamo dall’inizio e dal racconto di Peter.

“Sono nato domenica 13 agosto 1944 nella casa di famiglia di Ivy Cottage nella frazione di Prestwick, Northumberland, che si trova a un miglio a nord-est di quello che era allora Woolsington Airport, ora noto come Newcastle Airport, nel nord-est dell’Inghilterra. Mia madre era Minnie Hepplewhite Alderson che aveva sposato Stanley Ford Arnold nell’aprile 1939. Nell’aprile del 1940 nacque mia sorella Elizabeth May. Nel maggio del 1940, Stanley Arnold si è unito all’esercito come volontario. Alla fine della guerra, nel 1945, chiese a mia madre il divorzio in modo che potesse sposare un’altra persona. Il divorzio avvenne nel maggio 1947. Mia la sorella è andata con il padre. Io sono andato con mia madre”.

Fino a qui la storia sembra lineare nonostante le difficili situazioni della guerra e le problematiche dovute alla separazione dei due fratelli, ma la storia si fa avvincente. Dopo il divorzio Peter viene in Italia con la madre dove viaggia, è l’estate del 1947.

“Vivevamo in una casa o in una piccola fattoria con una famiglia italiana in un villaggio o città vicino a Firenze in Toscana – racconta Peter – Abbiamo vissuto lì per nove mesi. Ho ricevuto queste informazioni da mia madre, ma non conosco il nome del paese o della città. Credo che mia madre sia voluta andare in Italia per stare con l’uomo che io ora credo, dopo un recente test del Dna con mia sorella. Il test ha stabilito che è il 99,64% certo che mio padre non era l’uomo il cui nome appare sul mio certificato di nascita”.

Chi era dunque il vero padre di Peter? Ancora non lo sa e lo sta cercando in Italia, nella provincia fiorentina, ma perché proprio in questa zona?

“Chiunque sia il mio padre biologico – racconta Peter – ora credo che sia stato un prigioniero italiano di la guerra si allettò al campo 69 di POW a Darras Hall, Ponteland, Northumberland, circa due o tre miglia da Prestwick. Il campo 69 fu aperto all’inizio del 1943 per ospitare prigionieri di guerra italiani. Dopo il 1943, gli italiani furono gradualmente spostati e sostituiti dai prigionieri di guerra tedeschi. Alcuni italiani erano stati assegnati a fattorie locali, orti e domestici giardini per aiutare con la produzione di cibo. Alcuni hanno fatto amicizia con le persone del posto e sono rimasti più a lungo del necessario. Dal 1944 in poi alcuni rimasti dopo la fine della guerra, altri ancora si sono sposati con le donne del luogo. Mia madre ha conosciuto questo italiano quando è stato assegnato alla casa nostra come giardiniere. Mia sorella si ricordava quando è arrivato da noi su una bicicletta e di quando lui la portava seduta sulla canna della bicicletta”.

Peter racconta che tra la madre e l’italiano sarebbe nata una relazione. “Sono stato concepito novembre del 1943 – racconta – quel soldato italiano potrebbe essere rimasto ancora del tempo in Inghilterra mentre gli altri se ne andavano, perché tanti sono tornati in Italia dopo il 1945. Credo che mia madre sia rimasta in contatto con lui e per questo motivo, forse abbiamo fatto il viaggio in Italia nel 1947”.

Così madre e figlioletto dai capelli rossi partono per l’Italia. Peter di quel viaggio ricorda poco, solo tre episodi.

“Una notte – racconta – fui svegliato e portato a guardare una capra che dava alla luce il suo cucciolo. Il secondo episodio è un del pane che mi veniva consegnato perché era stato cotto per me. Ricordo ancora il piacere ricevuto sentendo l’odore del pane appena sfornato. Il terzo episodio mi vede seguire un uomo che guidava una grande bestia bianca lungo una strada che scendeva lungo il lato di una valle boscosa verso un edificio nascosto nella valle costeggiata a sinistra da un muro”.

Da questi ricordi parte la ricerca di Peter. Peter ricorda che l’edificio era usato come un mattatoio.

Nel 1948 Peter e la madre tornano nel Regno Unito. Quello che è successo? “Dopo non lo so” dice Peter. L’uomo di cui Peter porta il cognome è morto due anni fa, e la madre nel 2000 all’età di 86 anni.

“Sospetto ora che Stanley Arnold sapeva che non ero suo figlio – dice Peter – Questo spiegherebbe il suo riluttanza ad incontrarmi quando alla fine lo rintracciai anni dopo”. A convincere Peter a cercare l’uomo italiano che negli anni 43-44 era in Inghilterra è stato l’atteggiamento della  madre. “La partenza di mia madre con me in Italia – racconta – perché una giovane divorziata di trent’anni sarebbe andata in un Paese straniero con un bambino, un Paese dove non c’era mai stata prima”. E poi c’è il Dna che, dice Peter parla chiaro. “Hi fatto due test – racconta – ora mi piacerebbe sapere chi è mio padre, anche se forse non troverò mai la risposta”.