I cappelli più belli sono quelli della famiglia Tesi. E il Premio Moda Fismo 2019 è suo

ROMA – I negozi di moda italiani hanno premiato la storica cappelleria Tesi. Storica per tanti motivi, in modo particolare per il suo “anno di nascita”, il 1850, ovvero quando a San Piero a Ponti apre l’attività il cappellaio Pietro Tesi. Da subito la sua particolarità fu quella tipica del momento storico e del luogo dove la “bottega” aveva la sede: la lavorazione di trecce e cappelli di paglia. E, alla fine del diciannovesimo secolo, la ditta Tesi si specializza nella realizzazione delle più diverse e celebri tipologie di copricapi, i leghorn, le magline e gli immancabili “canotti”. Uno sviluppo che a cavallo dei due secoli equivale per l’azienda a una crescita esponenziale in termini di presenza sui mercati più importanti di tutta Europa, fino ad approdare negli Stati Uniti. Grazie alle doti imprenditoriali di Luigi e Guido Tesi, l’azienda vive il suo momento d’oro. Con l’aumento delle esportazioni, l’attività si concentra sul progressivo avanzamento delle tecniche di lavorazione dei copricapi e alla ricerca di nuovi materiali e nuove soluzioni per anticipare le esigenze di una clientela in continua crescita.

Fino ai giorni nostri, fino a ieri mattina quando, presso l’Auditorium Nori a Roma, si è tenuta l’assegnazione del Premio Moda 2019 di Fismo, che ha visto la “Ditta Luigi e Guido Tesi” aggiudicarsi il titolo. Oggi a guidare l’azienda è la quinta generazione, ma sta subentrando la sesta: una storia familiare straordinaria, un know how unico, che viene trasmesso in ogni creazione. Il Premio Moda 2019 ha visto la partecipazione del presidente di Fismo – i negozi di moda Confesercenti – Roberto Manzoni e del responsabile di Cna Federmoda Antonio Franceschini, ma anche gli interventi della presidente nazionale di Confesercenti Patrizia De Luise, del segretario generale dell’associazione Mauro Bussoni e dell’onorevole Luca Carabetta, vice-presidente della Commissione Attività Produttive della Camera.

“Siamo felici di consegnare questo riconoscimento – ha detto il presidente Fismo Confesercenti Roberto Manzoni – a un’impresa storica che interpreta al meglio lo stile e il saper fare italiano, rispettando tecniche tradizionali artigianali e puntando su di un Made in Italy di altissima qualità, che ha resistito ai tempi e alle mode. Una storia di eccellenza in un settore che è ancora in affanno: la piccola ripresa degli scorsi anni non è bastata a recuperare quanto perso durante la crisi. Oggi le famiglie italiane spendono ancora 3,7 miliardi in meno per l’abbigliamento rispetto al 2011. E la crisi non è solo dei negozi: le difficoltà dei punti vendita sono pesate su tutto il Sistema Moda Italia, che dal 2011 ha perso nel commercio e nella produzione, circa 37mila imprese, bruciando 5 miliardi di euro di fatturato. Un problema per tutto il Paese, se si considera che la filiera italiana della moda vale il 4% del valore della produzione nazionale e del valore aggiunto e, con 847 mila occupati, il 5% degli occupati totali”.

“Come Cna Federmoda – ha sottolineato il responsabile nazionale Antonio Franceschini – siamo assolutamente consapevoli delle difficoltà del mercato interno. Per questo, da un lato, lavoriamo con impegno ai progetti di internazionalizzazione; dall’altro spingiamo per il rilancio della domanda italiana, in primo luogo rimettendo i soldi in tasca ai consumatori. Ma siamo anche aperti a collaborazioni tra piccola produzione e commercio di vicinato, con progetti per il rilancio dei negozi nei nostri centri urbani. Ci sono ampi spazi di collaborazione che andrebbero sfruttati”.

“Per la ditta Luigi e Guido Tesi – ha concluso Giacomo Tesi – ricevere il premio Moda Fismo Confesercenti è motivo di grande orgoglio. E’ un ritorno alle origini, un premio all’artigianato italiano e anche alla nostra storia, che è lunga. Dal 1850, siamo riusciti ad arrivare sino ad oggi grazie ad un grande valore aggiunto che è la famiglia: uniti abbiamo assicurato all’impresa continuità e serietà. E non è scontato in un mercato molto complesso, in cui si amplia la forbice tra le grandi marche, che dettano le regole e costringono le aziende a modelli organizzativi spesso troppo pesanti, ed il settore medio basso, con i suoi prezzi estremamente concorrenziali. Tutti coloro che si trovano, come noi, nel mezzo soffrono: nonostante ciò continueremo a lavorare, come abbiamo sempre fatto, con impegno e dedizione, per contribuire alla diffusione del prodotto italiano di qualità”.

P.F.N.