“From father to son”: ecco come è nato il monumento in memoria dei tifosi viola

CAMPI BISENZIO – Sergio Faggi è un calenzanese “diventato” campigiano. Per amore, visto che a Campi si è trasferito dopo il matrimonio, ma anche per amicizia. Tante amicizie, alcune delle quali accomunate dalla passione per la Fiorentina. Una di queste, con Banda Alberta, è stata “certificata” durante l’ultima cena dell’associazione al circolo Sms di Sant’Angelo a Lecore, quando il presidente Stefano Landi ha regalato a Sergio un pallone autografato dai calciatori della Fiorentina. Ma questa è l’attualità e per arrivare al presente, un po’ come in tutte le cose belle della vita, bisogna partire dal passato.

Sergio, infatti, è titolare di un’officina, nella zona di Prato, dove fa il saldatore e si occupa di riparazioni di macchine tessili. Un lavoro e una passione ereditate dal babbo Adriano, scomparso tragicamente anni fa in seguito a un incidente avvenuto all’interno della stessa officina. Così come ha ereditato l’amore per i colori viola, per la Fiorentina e per un tifo che non ha eguali in Italia. Così, l’anno scorso, in occasione della festa della curva Fiesole che si è svolta proprio a Campi, Sergio ha realizzato una riproduzione della curva Fiesole in ferro battuto con tanto di stendardi, a partire da quelli storici, che in questi anni sono comparsi in curva. Da lì è nato tutto, da un’intuizione dell’Atf che, con il suo presidente Federico De Sinopoli, tramite il viola club 1926, ha commissionato all’artista – altre definizioni non le trovo – campigiano un monumento in memoria di tutti i tifosi scomparsi da collocare all’esterno dello stadio. Quello che potremmo definire come un “sacrario” in onore di chi ha contribuito a scrivere la storia di questa tifoseria.

Un onere ma soprattutto un onore per chi ha frequentato la curva Fiesole dall’età di 5 anni. “Oltre alla manualità – racconta Sergio – il babbo mi ha trasmesso anche questo amore; la prima volta, in collo a lui, è stata per Fiorentina-Juventus…”. Da quel momento è nato un “gruppo di lavoro”, formato da Daniele Gallina, Barbara Magherini e Marco Cortini (senza dimenticare Francesca Fiaschi, Michele Pierguidi, presidente del Quartiere 2, e l’assessore allo sport del Comune di Firenze, Andrea Vannucci) che ha fatto sì che il 20 gennaio scorso, prima di Fiorentina-Sampdoria, il sogno diventasse realtà.

Dopo mesi di lavoro, infatti, nel giardino intitolato a Niccolò Galli, alle spalle della curva Fiesole, il monumento, collocato lì perché fosse accessibile a tutti, è stato inaugurato. Con il “corpo in pietra”, recuperata da una cava di Santa Brigida, località dove, negli anni d’oro della Fiorentina, quella dei Pontello, doveva nascere il Centro sportivo, su cui è stata collocata una sciarpa, il simbolo dei tifosi, colorata di viola su cui spicca un giglio rosso. Rigorosamente in ferro battuto. Come il Duomo di Firenze, Palazzo Vecchio e un’altra riproduzione della curva, più piccola, fatti in precedenza. Autentiche opere d’arte.

“La parte più difficile – aggiunge – è stata sicuramente quella del nodo ma mi è venuto tutto alla prima, come se ci fosse qualcuno a sostenermi dall’alto…”. Ah, Sergio ha due figli, Samuela, 16 anni, che va allo stadio con lui, e Gianluca, 11 anni, che gioca a calcio nella Sestese. Ed entrambi hanno già adocchiato il pallone con gli autografi. E’ proprio vero, di padre in figlio, anzi “from father to son”.