Da via del Bazar a via Venni: una storia quintigiana

SESTO FIORENTINO – A Quinto Alto, la strada che passa davanti alla Casa del Popolo e arriva al cancello di Villa Solaria è intitolata a tal Gino Venni, personaggio sconosciuto ai più. Se si guardano le carte di prima della guerra, si può vedere che tutto il tratto si chiamava prima via del Bazar nome che ora è rimasto solo per un pezzettino sopra al giardino pubblico. Via del Bazar si può pensare si chiamasse così in onore dello spaccio alimentare presente all’epoca, dal 1884, presso il Circolo, che si chiamava “La Concordia” ed era essenzialmente una cooperativa di consumo, una delle antenate dell’Unicoop Firenze. Gino Venni, invece, era un ragazzo di Quinto, nato nel 1894. Di carattere allegro e focoso, facile alla chiacchiera, era facile incontrarlo nel primo dopoguerra in una delle corti delle vecchie vie di Quinto; corti che all’epoca servivano anche come luogo di incontro, socializzazione, e anche, perché no, per ballare e conoscere le ragazze. Tra gli argomenti preferiti di cui parlare c’era la politica, che Sesto era già un Comune fortemente socialista. Gino nelle discussioni non si tirava certo indietro. La sua idea, per l’epoca davvero innovativa, era che il partito socialista dovesse smetterla con l’anticlericalismo in modo da unire tutte le forze dei lavoratori, anche quelle che si muovevano sotto le cosiddette “Leghe Bianche”, legate alla Chiesa. Membro attivo del partito socialista, fu consigliere comunale dal 1920 al 1922, oltre ovviamente consigliere della “sua” Cooperativa a Quinto. In entrambi i posti non mancò di esprimere con forza le sue idee in difesa delle organizzazioni dei lavoratori e socialiste contro le nuove associazioni di ex-combattenti e legate al partito fascista che ovunque stavano nascendo e che cercavano di infiltrarsi o prendere possesso delle sedi delle istituzioni o delle case del popolo. Nel 1921 in particolare le cooperative sono prese di mira dall’interno, da soci “dissenzienti” che in linea con le camice nere cercano di mettere in minoranza le forze di sinistra che le avevano fondate e mandate avanti, e peggio ancora dall’esterno, con vere e proprie spedizioni punitive. Nel giugno del 1921 la Società di mutuo Soccorso di Rifredi viene devastata e la mobilia fatta a pezzi; la Cooperativa di Quinto come le altre associazioni partecipa ad una colletta per farla ripartire. Anche a Quinto non mancano le discussioni – e qui troviamo appunto Gino che litiga con 33 soci che vorrebbero
chiudere la locale sezione socialista, affermando che sono loro, e non gli altri, ad essere fuoriposto lì. Ma sono per Gino le ultime possibilità di fare comizi. Il 6 agosto 1922 il Comune è in mano fascista, le camice nere chiedono al Sindaco di allora Annibale Frilli, che abitava appunto a Quinto, di esporre la bandiera nazionale – poi la issano anche sulla Concordia, l’attuale Casa del Popolo, in segno di conquista.
Da allora Gino Venni, insieme a diversi altri Sestesi si unisce all’organizzazione clandestina comunista. Non dura molto: i documenti ufficiali riportano il suo decesso nel 1927, a soli 33 anni. L’episodio più eclatante che i documenti storici legano alla breve vita di Gino è proprio quello del suo funerale: quel giorno si presentarono dietro alla bara centinaia di persone, e tutti con un fiore rosso in mano. Una marea di fiori rossi per rompere il silenzio e manifestare il dissenso che non poteva esser detto.
E’ questa la storia di Gino e della piccola via che porta il suo nome davanti alla ex Cooperativa Concordia, la Casa del Popolo di Quinto.

Francesca Gambacciani