CALENZANO – Si chiama Pit Piana Fiorentina e a giugno si è conclusa la fase di presentazione alla Regione Toscana e della relativa ricezione delle domande di aiuto ai soggetti che partecipano al progetto, di cui è capofila la Città Metropolitana di Firenze. Adesso la Regione Toscana, inserite le domande sul portale Artea, svolgerà le istruttorie di ammissibilità e di verifica.
Con il Pit, uno dei quattro finanziati dalla Regione su tutto il territorio toscano (Metrocittà contribuisce anche a quello di Fucecchio), una parte della Piana cambierà volto. Grazie alla regimazione, alla qualità dell’acqua e alla preservazione della biodiversità, si consentirà lo sviluppo delle aziende agricole presenti in questa area del territorio metropolitano. Sono coinvolti circa 596,30 ettari, pari all’8% dell’intera Piana Fiorentina, quasi 120 dei quali ricadenti anche in aree Natura 2000 (individuate a livello Ue come siti di importanza comunitaria, dove devono essere garantiti interventi a tutela della biodiversità). Attraverso il Pit, inoltre, si attuano alcune linee del Piano strategico metropolitano. In totale il progetto Pit Piana Fiorentina prevede un impegno di investimenti di tutti i soggetti pari a 3.497.851,12 euro con un contributo di 3.000.000 euro. A conclusione della presentazione della domanda di aiuto gli investimenti sono pari a 3.456.071,55 euro, con un contributo di 2.991.198,94 euro.
Ciascun soggetto diventa beneficiario del contributo solo a seguito della stipula dei contratti per l’assegnazione e della realizzazione del Pit Piana Fiorentina nella sua totalità. Tredici le aziende partecipanti, un soggetto privato, le organizzazioni professionali (Coldiretti, Cia, Unione agricoltori), i Comuni di Calenzano, Prato e Poggio a Caiano, il Consorzio di bonifica 3 Medio Valdarno, l’Università degli Studi di Firenze (Dispaa) e la Città Metropolitana di Firenze che è capofila. E’ stato costituito anche un nuovo soggetto (pubblico-privato), il Consorzio Rete Nuova Agricoltura Pratese, con la finalità di promuovere la creazione di nuove forme di cooperazione commerciale (possibilmente aggregata per raggiungere economie di scala) tra piccoli operatori indipendenti nelle filiere agroalimentari, che possano sviluppare nuove modalità di vendita dei prodotti e incentivare la competitività.