Insieme Cambiamo Sesto “Per la gestione dell’acqua ci poteva essere l’alternativa”

SESTO FIORENTINO – “Nonostante le affermazioni di questi mesi e i gravi problemi alla rete emersi sempre più spesso, gli amministratori di questa area, che fa capo a Firenze, hanno deciso per la continuazione della gestione privata dell’acqua”. Commenta così Insieme Cambiamo Sesto la proroga a Publiacqua del servizio idrico dino al 2024. “Non è stata presentata nessuna alternativa se non quella di un aumento enorme delle tariffe – prosegue la nota di Insieme Cambiamo Sesto –  Eppure gli utili di questi anni sono stati di molte decine di milioni, a fronte di investimenti minimi e insufficienti. Oltretutto anche difficili da conoscere: come consiglieri di Insieme Cambiamo Sesto abbiamo chiesto, da mesi, l’accesso agli atti come da regolamento per capire le scelte di Publiacqua, ma non ci è ancora arrivata risposta. Utili enormi e gestione fallimentare come sanno bene i sestesi che stanno subendo in questo periodo le conseguenze dei mancati investimenti con la rottura continua delle tubature, la mancanza di acqua nelle case, il rischio serio per la presenza di numerosi km di tubature di amianto”.

Secondo il gruppo di opposizione poteva esserci un’alternativa. “Ci poteva e ci doveva essere per tornare alla gestione pubblica alla normale scadenza del 2021 – prosegue la nota – I Sindaci e la  Regione, che col suo presidente aveva affermato di voler muoversi in questa direzione, avrebbero dovuto lavorare per alternative concrete. Colpisce l’assenza del sindaco o di un suo delegato per il Comune di Sesto alla seduta della conferenza territoriale: una Amministrazione che dice di sostenere la gestione pubblica dell’acqua aveva il dovere di battersi apertamente in tutte le sedi senza mai disertare; aveva il dovere in questi anni di adoperarsi a tutti i livelli in una battaglia vera di sostegno ai movimenti e di lavoro a proposte alternative. Per noi la battaglia continuerà per sostenere la voce dei cittadini e le ragioni delle scelte della maggioranza degli italiani espresse col voto al referendum del 2011”.